Mucca pazza: gli effetti dell’allevamento
industriale ci arrivano a casa nel piatto
di Sheldon
Rampton e John Stauber autori del libro "Mad Cow USA"
illustrazioni di Sue Coe |
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tratto da Covert Action Quarterly n.
62 (autunno 1997) |
La USDA ha appena ritirato 12 milioni di kg. di hamburger
contaminati ed il Segretario all’Agricoltura Dan Glickman ha fatto del
suo meglio per sembrare ottimista. Ad agosto davanti ai giornalisti
diceva: "A questo punto tutto ci fa capire che abbiamo contenuto
l’insorgere di un’epidemia". Ma queste rassicurazioni non hanno poi
generato molto ottimismo. Non solo i ricercatori non sono riusciti ad
individuare la fonte del contagio, ma tutte le parti coinvolte -
compresa l’industria della carne - hanno ammesso che future epidemie
saranno inevitabili.
La specie
mortale del batterio E. coli trovata negli hamburger della Hudson
Foods Inc. è solo una delle tante malattie mortali che trovano nel cibo
il veicolo di trasmissione. Il problema è causa e conseguenza
inevitabile dei moderni sistemi di allevamento industriale nel quale la
distribuzione massificata di cibo prodotto industrialmente ha anche
creato le potenzialità per un uguale grande distribuzione di
malattie. Malattia, infezioni, virus etc. che possono entrare nel ciclo
produttivo ovunque ed hanno poi la possibilità di diffondersi in ogni
dove e spesso di non essere individuate se non, ormai, dentro il piatto
del consumatore. E poi l’allevamento industriale è ormai così radicato
nella società moderna, che nessuno propone seriamente delle alternative.
Nel frattempo il dipartimento dell’agricoltura (USDA) sta conducendo
delle battaglie di retroguardia - contenere l’esplosione di epidemie
anziché prevenirle - questo perché azioni preventive comporterebbero
atti così profondi e radicali che nessuno è in grado di imporre.
Che cosa
devi fare allora per proteggerti dal cibo pericoloso? Secondo la USDA e
l’industria del cibo, dovresti lavarti le mani e pulire la superficie
dove cucini molto spesso, e cuocere a lungo ogni alimento. In altre
parole bisogna pensare alla cucina come ad un centro di
decontaminazione. All’interno della grande industria alimentare invece
ci si muove per varare altre riforme, ridicoli protocolli per la
sicurezza del cibo denominati HACCP "hazardous and critical control
points"... in parole povere vorrebbero nuclearizzare il cibo prima di
vendertelo, bombardandolo con radiazioni per uccidere tutti i batteri.
Ma queste procedure "hazardous and
critical control points" risulterebbero efficaci solo se riuscissero ad
anticipare e bloccare tutte le strade attraverso le quali le malattie
possono attaccare e diffondersi. Ma anche irradiando il cibo - soluzione
attualmente sostenuta dall’industria alimentare, e da quella del
trattamento delle scorie nucleari - non è possibile eliminare tutti i
potenziali elementi in grado di ucciderci. Si tratta semplicemente
dell’ultima banalità high-tech posta come soluzione ad un problema
creato dalla produzione massificata. Problemi che ci dimostrano come i
rischi e gli azzardi delle innovazioni tecnologiche nei processi
naturali sono difficili da prevedere e, una volta emersi, si dimostrano
praticamente impossibili da controllare. Il problema è di natura globale
sia per importanza che per espansione.
Prendiamo
ad esempio il caso della malattia della mucca pazza.
Identificata per
la prima volta in Inghilterra nel 1985, la malattia della mucca pazza -
tecnicamente encefalopatia spongiforme bovina (BSE) - produce demenza ed
un profondo deterioramento fisico prima di uccidere. Deriva da una
categoria di malattie cerebrali mortali conosciute come encefalopatie
spongiformi trasmissibili (TSE), così chiamate per il fatto che
devastano il cervello delle vittime con dei microscopici buchi come
quelli di una spugna.
Né l’irradiazione, né la cottura, e nemmeno le altre pratiche
di sterilizzazione, sono capaci di uccidere gli agenti infettivi che
causano le TSE. Secondo la maggiore corrente di pensiero scientifica,
gli agenti infettivi non sono eliminabili, perché non c’è un organismo
vivente contro cui agire. E’ semplicemente una proteina chiamata "prion"
(prione), esistente in tutti i mammiferi e che ha la capacità di mutare
in una configurazione mortale che si moltiplica reclutando le altre
proteine prion e mutando anch’esse.
Una bistecca
attraverso il cuore
Se il prion è solo
una proteina, ne segue che per "disinfettare" la carne contaminata,
questa dovrebbe essere trattata con qualcosa che distrugge le proteine -
il che porterebbe a far venir meno uno dei maggiori motivi per i quali
si mangia la carne, ossia per le proteine. Oltre alle radiazioni il
prion può resistere ad antibiotici, bollitura, cloro, formaldeide ed
un’altra varietà di solventi ed enzimi usati per distruggere la maggior
parte dei batteri e dei virus. In un esperimento, l’agente infettivo è
rimasto attivo e trasmissibile dopo una esposizione di un’ora ad una
temperatura di 360 gradi centigradi, abbastanza calore da liquefare il
piombo e da ridurre una spessa bistecca in cenere. Questa resistenza ha
indotto i ricercatori ad ammettere la scomoda realtà che "anche
incenerendolo non era possibile avere la certezza di rendere inattivo
l’agente"
Ma ancora
peggio, i prion infetti sono semplicemente la versione "mutata" di
proteine che il corpo produce naturalmente, e individuare la loro
presenza è altrettanto difficile che individuare un virus o un batterio.
Infatti le TSE non producono infiammazioni o febbre e non danno
riscontro agli anticorpi. Di solito la malattia procede nascosta e
quando appaiono i primi sintomi la morte è ormai inevitabile.
Diversamente da altre malattie infettive, le TSE possono
apparire, a causa delle mutazioni, anche in popolazioni che non ne sono
mai state esposte. Questi eventi "spontanei" colpiscono circa un milione
di esseri umani ogni anno, ed uccidono diversi altri mammiferi nella
stessa quantità. Per finire le TSE sono caratterizzate da una
incubazione più lunga di quella del virus dell’AIDS. Sono stati
documentati casi in cui sono passati più di 40 anni tra l’esposizione al
virus e l’emergere dei sintomi.
Presi insieme questi elementi rendono
impossibile pensare di prevenire epidemie attraverso la quarantena,
oppure individuare segni di epidemia prima che questa esploda e si
diffonda in enormi proporzioni.
Fortunatamente le encefalopatie spongiformi trasmissibili hanno
un tallone d’Achille: sono solitamente "difficilmente" trasmissibili,
specialmente da una specie all’altra.
Con l’eccezione di una forma
della malattia nelle pecore chiamata "scrapie", le TSE si sono diffuse
sensibilmente solo in popolazioni che adottano abitudini alimentari
innaturali. Il caso più evidente conosciuto è stato quello della
popolazione dei Fore in Papua Nuova Guinea. Dopo aver introdotto
elementi di cannibalismo nelle loro cerimonie funebri all’inizio del
ventesimo secolo i Fore rimasero in gran parte vittime di una devastante
epidemia di TSE chiamata "kuru".
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I dottori Carleton Gajdusek e Vincent Zigas esaminano una
vittima di "kuru", una TSE contratta dopo aver mangiato cervello
umano infetto. |
| Nel mondo ad alta tecnologia dell'allevamento
industriale, il cannibalismo è non solo praticato, ma ci
viene raccontato come l'ultimo miracolo dell'efficienza
moderna e del
progresso. | |
Mangi ciò che
sei
Al giorno d’oggi, nel complesso alimentare industriale e
nell’allevamento hi-tech il cannibalismo ed altre pratiche innaturali di
alimentazione non solo sono praticate, ma vengono raccomandate come
l’ultimo ritrovato dell’efficienza e del progresso.
Per quanto
queste pratiche siano molto più diffuse negli Stati Uniti che negli
altri paesi, è in Inghilterra che sono stati documentati i primi casi di
proliferazione di TSE da altri mammiferi ad esseri umani. Come per il
"kuru", l’epidemia inglese della mucca pazza rivela tracce di
cannibalismo - in questo caso a causa della nutrizione di bestiame con
proteine "provenienti" da altro bestiame. Dopo la morte delle prime
persone in Inghilterra, la USDA e l’industria dell’allevamento hanno
riluttantemente adottato una limitata restrizione di questa pratica.
Rimane comunque legale nutrire allo stesso modo, con proteine animali
reintrodotte (ossia con gli scarti della macellazione degli stessi), i
non-bovini, ossia polli e maiali, dei quali poi i resti saranno dati
come alimentazione ad altro bestiame bovino. Inoltre i maiali stanno
ancora mangiando maiali, ed i polli sono normalmente nutriti con
aggiunte proteiniche provenienti dalle piume, dal sangue ed anche dalle
feci di altri polli.
Secondo Beatrice Trum Hunter redattrice della sezione cibo di
Consumer Research l’industria alimentare è alla ricerca di sistemi di
nutrizione animale sempre più economici passando da erbe e fieno ad un
sistema alimentare basato sui rifiuti di macellazione e gli escrementi.
La ricerca di un nuovo regime alimentare nell’allevamento deriva
direttamente dai mutamenti che ci sono stati nell’agricoltura. ... Una
grande quantità di sostanze hanno trovato spazio nell’alimentazione
animale. Questo include rifiuti agricoli e animali. I mattatoi
forniscono sangue, zoccoli, interiora, peli e piume da usare
nell’alimentazione animale. L’industria fornisce rifiuti come segatura,
schegge di legno, ma anche giornali e scatoloni, così come altri rifiuti
industriali o fanghi degli impianti di depurazione urbani, acqua di
riflusso delle centrali elettriche a carbone e acqua di scarto delle
centrali nucleari. ... L’agricoltura fornisce le 4 M: animali morti,
morenti, malati o malformati, grano guastato dall’umidità o dalle larve,
cibo contaminato dagli escrementi di roditori, uccelli o
scarafaggi.
Queste innovazioni esistono poiché sono una fonte di
nutrimento economica ed un modo conveniente per lo smaltimento dei
rifiuti in larga scala. La maggior parte di queste novità viene dalle
pratiche adottate negli ultimi venti anni, incoraggiate e aiutate
dall’USDA, dagli scienziati e dai laboratori di ricerca delle
università; i loro progetti pilota ed esperimenti hanno "dimostrato" che
"sostanze alimentari alternative" possono essere utilizzate con
sicurezza.
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| I maiali stanno ancora mangiando maiali, ed
i polli sono normalmente nutriti con aggiunte
proteiniche provenienti dalle piume, dal sangue ed
anche dalle feci di altri
polli. | | |
Morire per
cena
I progetti pilota, comunque, non possono anticipare rare ed
insolite patologie come le encefalopatie spongiformi trasmissibili, e
non sono buoni, questi progetti, neanche per prevedere la possibilità di
altre insorgenze di malattie infettive. Il governo e l’industria sono
stati consapevoli di questi pericoli per anni, ma sono stati portati di
nascosto alla pubblica discussione per paura di una reazione dei
consumatori. Un rapporto su di una ispezione sul bestiame del 1990 del
Food and Nutrition Board dell’Accademia Nazionale delle Scienze ha
scoperto che negli Stati Uniti, le malattie provenienti dal cibo sono
"stabilmente in crescita".
Ogni anno avvengono [negli USA] circa 5 milioni di casi di
malattie provocate/trasmesse dal cibo, delle quali circa 5.000 hanno
esito mortale. Questo evidente aumento è diffusamente attribuito ai
processi di automazione nella produzione del cibo, all’aumentata fiducia
nei fast-foods, aumento dei consumi di cibi preconfezionati e di forni a
microonde, metodi di macellazione e mancanza di conoscenza riguardo alle
precauzioni igieniche da adottare in tutte le fasi della manipolazione
del cibo.
Anche l’Associazione Nazionale degli Allevatori di Bovini
[NCBA National Cattlemen’s Beef Association] ammette che il dato sulla
stima per le vittime umane è conservativo. Secondo James Regan della
NCBA "oggi [1994] le malattie che provengono dal cibo sono il maggior
problema per l’industria ed il maggior costo per il nostro paese. Se si
guarda ad alcune stime ci sono circa 12,6 milioni di casi di malattie
provenienti dal cibo ogni anno. Il costo è stimato essere di circa 8,4
miliardi di dollari, comprese le giornate lavorative perse, il costo
delle cure etc."
L'ufficio di contabilità generale del governo USA stima il
pericolo sempre più alto, ritenendo la reale incidenza di cibo portatore
di malattie pari a 81 milioni di casi l'anno. Dal 1997 il numero
riconosciuto di casi di morte negli USA era di 9000 l'anno. La
salmonella e la listeria sono ai primi posti dell'elenco delle comuni
infezioni, ma l'ESCHERICHIA COLI 0157:H7, la causa del ritiro
degli hamburger Hudson, è divenuta un problema crescente.
E. coli è un batterio comune e solitamente benigno, ma la
variante 0157:H7 può essere mortale.
"E' un
problema critico per noi, e sarà un problema sempre più grande finchè
continua a colpire, la maggior parte delle volte, bambini di età
compresa tra il primo e l'ottavo anno di età" ha detto Reagan.
Inizialmente identificato nel 1982, E. coli 0157:H7 può indurre crampi
addominali così acuti da gareggiare con i dolori da appendicite, seguiti
entro 24 ore da diarrea acquosa che, più tardi diventa
approssimativamente sanguinolenta, descritta in alcuni casi "tutto
sangue e non feci". In uno ogni venti pazienti, specialmente bambini,
questi sintomi progrediscono in condizioni più gravi come la sindrome
HUS (Hemolytic uremic), contraddistinta dalla coagulazione dei globuli
rossi che, a turno, possono causare insufficienze renali e cardiache,
disordini del sistema nervoso centrale, attacchi, coma e morte.
I ricercatori stanno scoprendo che il problema è più esteso
e complicato di quanto si pensasse precedentemente. Quando un gruppo di
microbiologi belgi ha provato ad evincere la causa delle minacciose
insufficienze renali dal cibo contaminato, non hanno trovato l'E.
coli 0157 nei pazienti colpiti.
Dopo aver condotto test genetici
o tossicologici i ricercatori hanno scoperto che i pazienti gravemente
ammalati erano affetti da altre varianti di E. coli, fra cui
l'E. coli 026,091,0103,0111 e 0172. Senza i test specializzati
che hanno svolto, tali varianti sarebbero rimaste sconosciute e la
sorgente del contagio impossibile da trovare.
La carne
macinata e poco cotta è il veicolo più comune dell'infezione da E.
coli, che è esplosa sempre di più nelle case di cura, nei ristoranti
e in altri ambienti istituzionali.
La più
nota singola "esplosione" fu un caso estremamente pubblicizzato nel
1992, che riguardava hamburger contaminati nei ristoranti
Jack-in-the-box, che contagiarono più di 700 persone, causando 55 casi
di HUS e 4 casi di morte.
La reazione dei media per questo caso
spinsero James Reagan a considerare "come le testate di oggi possano
essere paragonate a quelle del volgere del secolo, quando Upton Sinclair
scriveva (La giungla). Sappiamo quanto rivoluzionario fu quel
libro e quanto fosse devastante per l'industria della carne" disse anche
"penso al numero di discussioni tenute negli ultimi sei mesi con le
agenzie regolatrici, con gli imballatori di carne e con altri. Ho
lasciato alcune di quelle conversazioni pensando che questa esplosione
in gennaio sarebbe potuta essere rivoluzionaria quanto ciò che accadde
al volgere del secolo."
FILETTO DI
ANIMA
La
situazione potrebbe essere rivoluzionaria, ma la reazione dell'industria
è stata principalmente di tipo controrivoluzionario. Piuttosto che
offrire soluzioni per prevenire future esplosioni, l'industria si
concentra nel contenere le esplosioni correnti, includendo esplosioni di
interesse pubblico.
Questa attitudine circa i rischi per la salute si
ritrova nelle parole di Jack Mongoven, presidente della ditta Mongoven,
Biscoe e Dunchin PR che consiglia la National Cattlemen's Beef
Association (NCBA).
Nel '94 Mongoven favorì una reazione
dell'industria alla testimonianza compilata dall'agenzia di protezione
ambientale, che mostrava come il consumo di carne e latte fosse ritenuto
il responsabile per 3/4 dell'esposizione umana ad infezioni come la
diossina.
L'esposizione alla diossina, persino a piccole quantità, è
stata paragonata al cancro e all'alterazione endocrina, che può causare
deformazioni sessuali, un abbassamento delle capacità intellettive ed
altri problemi ormonali.
"L'Associazione Nazionale Allevamento Bovini [NCBA] sta
coordinando un gruppo di industrie colpite affinchè reagiscano" ha
scritto Mongoven in un promemoria privato. Al momento gruppi di
industrie nel cui ciclo viene prodotta diossina si sono uniti nel
contestare i dati tossicologici... NCA e i suoi alleati nel gruppo
lavorativo hanno una storia di solide relazioni con il Dipartimento di
Agricoltura, ed è sicuro che useranno questi forti vincoli per
esercitare pressioni sull'EPA per mezzo dell'Agricoltura."
Grazie ad un informatore corporativo, numerosi promemoria
personali di Mongoven furono fatti conoscere a Greenpeace.
I
documenti rivelarono un'attitudine cinica circa la sicurezza umana che
scandalizzò persino stanchi attivisti politici.
D'accordo con
Mongoven l'industria dovrebbe promuovere una campagna aggressiva contro
gli ambientalisti e contro altri attivisti che "fanno leva sulle
emozioni del pubblico e sul suo interesse per le generazioni future".
Tali interessi, egli dimostra, sono semplicemente parte di uno sforzo
ambientalista per attaccare il potere sociale tramite l'imposizione di
un nuovo e nefasto modello legale che Mongoven chiama "il principio
precauzionale".
"Il principio precauzionale ritiene che un
industriale deve dimostrare che il suo prodotto non nuoce, prima che
questo possa essere messo in vendita" si lamentava Mongoven nel numero
del marzo '95, di "Eco-logic", una rivista
anti-ambientalista.
"Gli attivisti vogliono usare quest'arma per
controllare il comportamento degli altri americani... [per]
rivoluzionare l'opinione americana circa l'ordine, la legge
costituzionale ed il ruolo del governo nella società".
Per vincere la sua guerra contro gli attivisti l'industria
ha bisogno di "mobilitare la scienza contro il principio
precauzionale... L'industria deve identificare le implicazioni messe in
atto dal pericolo che questo infligge al ruolo della scienza nello
sviluppo e nella produzione moderna".
APOCALYPSE
COW? |
(cow=mucca) |
La
sindrome della mucca pazza pone in triste rilievo i due volti del
dibattito sul principio precauzionale. Come in molte situazioni che
turbano la salute pubblica, dai pericoli del riscaldamento globale alle
radiazioni di basso livello, fino alla contaminazione da pesticida, la
scienza è convincente, ma non definitiva.
L'industria sostiene che se
un chiaro pericolo non può essere dimostrato oltre ogni ombra di dubbio,
allora il mercato dovrebbe decidere ed il commercio non dovrebbe essere
limitato.
Attivisti e ambientalisti sostengono che sia compito
dell'industria lo stabilire la sicurezza di un prodotto o di un
preparato prima che siano messi in commercio e che i consumatori non
dovrebbero mai essere usati come cavie.
Nel caso della sindrome della
mucca pazza, nessuno sa se il problema rimarrà contenuto o diventerà
epidemico ed un caso credibile può essere costituito da entrambe le
situazioni.
Con una potenziale e così alta posta in gioco -
l'opposizione tra la salute di una importante industria e le vite di
milioni di cittadini - le agenzie governative sembrano mostrare
imbarazzo.
Il 20/3/1996, dopo molte pressioni pubbliche, Londra ha
annullato una decade di negazioni ed ha ammesso che il consumo di carne
di "mucca pazza" ha costituito la più credibile spiegazione per
l'apparire di una bizzarra, mai vista prima, forma di demenza negli
esseri umani, nota come una nuova variante della sindrome di Creuzfeldt
Jacob (nv CJD).
| E' impossibile calcolare l'entità
dell'epidemia - può coinvolgere solo centinaia di persone,
ma potrebbe ...diventare un disastro di proporzioni
bibliche. - John Collinge,
microbiologo | |
Come le varianti convenzionali di sindrome di Creuzfeldt Jacob,
la nuova variante appartiene alla classe dell'encefalopatia spongiforme
contagiosa. Come tutte, la nuova variante è incurabile ed
inevitabilmente mortale. La variante tradizionale attacca quasi sempre
persone sopra i 50 anni di età. A differenza di questa la nuova variante
viene alla luce quando i giovani, la cui maggior parte è compresa tra i
13 ed i 19 anni di età, sono moribondi.
Fino ad oggi tra gli umani
sono stati documentati 22 casi della nuova variante, con numerosi casi
ancora sospetti e quindi non confermati.
Il numero,
fino ad ora, è esiguo, ed è possibile che rimanga tale, ma ciò non
costituisce per nessun motivo una certezza. Come l'AIDS, le
encefalopatie spongiformi sono sindromi che possono richiedere anni,
anche decenni per l'incubazione, rendendo perciò impossibile il
pronosticare l'entità di un'infezione nel corso dei suoi stadi
iniziali.
Questo parallelismo è stato notato da Luc Montaigner, lo
scienziato francese che per primo, nel 1983, scoprì l'agente infettivo
che provoca l'AIDS.
All'epoca la Francia aveva solo 200 casi di AIDS.
"Non capii che l'epidemia sarebbe potuta esplodere così velocemente e
così ampiamente nel mondo," ha affermato, temendo che il numero delle
prime vittime umane della mucca pazza possa essere il precursore di
un'epidemia più estesa. "E' difficile fare dei pronostici, così come
avvenne per l'HIV nel 1983".
Nessuna traccia di TSE è stata individuata nelle mucche fino
alla metà degli anni '80; e il numero totale di casistiche nei bovini
non ha raggiunto il migliaio fino al 1998.
Da allora, tuttavia,
l'infezione è stata diagnosticata in più di di 160.000 mucche e gli
scienziati concordano sul fatto che la maggior parte di esse è stata
contagiata nel periodo in cui il governo britannico stava dichiarando
senza il minimo dubbio che "il numero dei casi confermati è molto
basso".
Quei giorni furono veramente difficili;
infatti nessuno avrebbe potuto prevedere cosa stava realmente accadendo.
Il ricercatore britannico Richard Kimberlin disse nel '96:" Ora è tutto
dolorosamente chiaro, l'assoluta entità dell'epidemia".
 |
In
un esperimento, l'agente infettivo rimaneva contagioso anche dopo
un'esposizione ad una temperatura capace di fondere il piombo e di
ridurre una grossa fetta di carne in fine cenere.
Questo ci fa porre la scomoda domanda riguardo a che cosa
poi serva anche l'incenerimento per rendere inattivo l'agente
infettivo. |
UPTON SINCLAIR
INCONTRA SOYLENT GREEN
Mentre il
destino delle mucche inglesi può essere evidente, quello di coloro che
mangiano la loro carne rimane oscuro. Notizie recenti non sono state
buone. Durante questo mese di agosto, medici hanno rivelato che Claire
Louise Tomkins è diventata la ventiduesima vittima riconosciuta della
sindrome da mucca pazza. Ventiquattrenne all'epoca del decesso, la
Tomkins è stata una convinta vegetariana per dodici anni. In anticipo
sull'epidemia l'industria della carne avrebbe probabilmente interpretato
questo fatto come "prova" che qualcos'altro, rispetto al mangiare carne,
fosse la reale causa della nuova variante di CJD.
Ciononostante, oggi
la crescente evidenza ha indotto un quasi unanime consenso scientifico
nei confronti del collegamento alla carne.
Il fatto
che la sindrome si sia manifestata in una donna che non consumava carne
da dodici anni evoca sinistre possibilità. Mentre la Tomkins potrebbe
aver mangiato una piccola quantità di carne, senza essere consapevole di
ciò, è anche probabile che la sua malattia sia stata incubata per più di
10 anni e che lei si sia infettata mangiando carne prima che la sindrome
della mucca pazza fosse scoperta nelle mucche.
In tale circostanza i
22 casi di nvCJD da datare potrebbero segnare l'inizio di una gigantesca
epidemia. C'è anche la possibilità che la Tomkins sia stata contagiata
tramite prodotti non composti da carne. Come la maggior parte dei
vegetariani, beveva latte e mangiava formaggio, e fu probabilmente
esposta a prodotti di origine bovina, come la gelatina, che è usata in
una estesa varietà di cibi lavorati, così come nelle medicine e nei
cosmetici.
Ciononostante test di laboratorio non hanno riscontrato
infettività nel latte o nella gelatina. Se questi ultimi fossero il
veicolo attraverso il quale la ragazza ha contratto la sindrome, ciò
implicherebbe il fatto che i test esistenti non sono sufficientemente
sensibili e che livelli non riscontrabili dell'infezione mortale sono
entrati nella catena alimentare umana. Qualunque sia la causa, gli
scienziati stanno facendosi sempre più interessati. Nel 1996 il
microbiologo inglese John Collinge è stato uno dei ricercatori il cui
lavoro è stato costantemente menzionato come l'evidenza che la sindrome
della mucca pazza riservava pochi o nessun tipo di rischi agli
umani.
Nonostante
ciò, durante questo mese di agosto egli ha dichiarato: "Sto giungendo a
conclusione che i dottori che lavorano in questo campo debbano dire
quello che pensano anche se ciò può dare luogo ad ansie che, più tardi,
possono rivelarsi infondate.
| Mentre l'industria vuol mettere sul
mercato ogni prodotto del quale non sia espressamente
dimostrata la pericolosità, gli ambientalisti insistono che
i consumatori non possono essere utilizzati come cavie da
laboratorio. | |
Abbiamo delle grosse responsabilità da avvertire, ma
dobbiamo essere consapevoli del fatto che ciò che diciamo può essere
allarmistico e può causare irrimediabili danni economici. Ma non si può
negare a lungo la possibilità che potremmo dover affrontare un'epidemia.
E' impossibile pronosticare l'entità dell'epidemia; essa può coinvolgere
solo un centinaio di persone, ma si potrebbe estendere in tutta Europa e
diventare un disastro di proporzioni bibliche. Dobbiamo affrontare la
possibilità di un disastro con 10.000 casi. Non sappiamo se ciò accadrà,
ma ciò che è certo è che non possiamo permetterci di aspettare e
rimanere a guardare. Dobbiamo fare qualcosa, proprio ora. Dobbiamo
trovare delle risposte, non solo alle domande riguardanti la natura
della sindrome, ma è necessario trovare un modo per sviluppare un
trattamento efficace".
PUO' SUCCEDERE
QUI?
Negli USA non è stato ancora documentato nessun caso della
variante inglese di encefalopatia spongiforme bovina, ma è evidente che
un differente tipo di TSE si è già presentato nel bestiame americano.
Epidemie di encefalopatia contagiosa sono state annientate in alcune
fattorie di visoni, ed i dati epidemiologici mostrano chiaramente che
questa rara sindrome si è diffusa tramite cibi contaminati. In ogni caso
documentato da aggiornare, proteine bovine sono state parte della dieta
alimentare dei visoni. Nel 1985 il professor Richard Marsh
dell'università del Wisconsin indagò su un caso in cui la sorgente
primaria di cibo degli allevatori di visoni proveniva da "mucche
downer", animali ritenuti non idonei al consumo umano.
I loro
sintomi, per esempio l'incapacità di restare in piedi, li accomunarono
alla sindrome della mucca pazza.
Ulteriori ricerche hanno mostrato
che quando la materia cerebrale è stata trasmessa dai visoni contagiati
al bestiame sano, ha prodotto un tipo di TSE dai sintomi identici a
quelli comunemente riscontrati nelle "mucche downer".
Un altro inatteso percorso di rischio di morbo di
Creuzfeldt Jacob (CJD) raggiunse i titoli delle testate americane
nell'agosto del 1997, quando i ricercatori studiarono 5 pazienti non
imparentati nei quali era stata riscontrata CJD in una clinica del
Kentucky ovest e scoprirono che tutti e cinque si erano cibati di
cervelli di scoiattoli.
Benchè i cervelli di
scoiattolo siano consumati da alcuni individui nelle zone rurali, essi
costituiscono difficilmente una popolare qualità di cibo. Nessun caso di
TSE era mai stato riscontrato in uno scoiattolo, ma il collegamento
risultava sufficientemente allusivo affinchè i ricercatori
sollecitassero "attenzione...nel consumare questi roditori".
Fin'ora sembra che gli USA abbiano schivato
un'epidemia come quella che ha mandato in rovina l'industria di bestiame
britannica. Ma ciò è avvenuto più grazie alla fortuna che non a solide
tattiche. Anche dopo che l'Inghilterra proibì di cibare le mucche con
alimenti tratti da mucche abbattute i funzionari dell'USDA continuarono
a dire agli allevatori che tale pratica era sicura. Gary Wilson,
dell'Associazione Nazionale degli allevatori reagì ridicolizzando
l'avvertimento di Jeremy Rifkin (che avvisava che la BSE avrebbe potuto
comportare dei rischi per gli umani) definendolo "uno sforzo molto
creativo di indagine ed evidenza scientifica".
Wilson ammise che
"l'industria potrebbe trovare delle alternative economicamente
flessibili alle proteine (delle farine) animali ciononostante ,
l'associazione non vuole rappresentare un precedente nell'essere
comandata dagli attivisti ambientalisti". (Food Chemical
News, 5/7/93)
Internamente, alcuni membri dello staff USDA,
nell'ambito del Servizio di Ispezione della Salute di Animali e Piante
(APHIS) si sono schierati per l'applicazione del principio
precauzionale.
Un resoconto interno del 1992 raccomandava un bando
ingiuntivo sull'alimentazione tra elementi della stessa specie.
"Essi
pensano che poichè c'è la prova che maiali, gatti, visoni, cervi ed una
larga varietà di animali sottoposti a sperimentazione possono essere
sensibili ad encefalopatie spongiformi contagiose" - per cui il rapporto
sosteneva che - "l'unico sistema prudente consiste nel non nutrire
alcuna specie animale con prodotti che possono contenere questi
agenti".
"Il vantaggio di questa scelta è che si riduce il rischio di
BSE. Lo svantaggio è che il costo per il bestiame e le industrie sarebbe
cospicuo."
Cionostante non fu intrapresa nessuna azione fino al 4 giugno
del 1997, più di un anno dopo che il governo inglese ammise con
riluttanza che gli esseri umani stavano morendo per aver consumato carne
infettata da BSE. Il regolamento ora in corso bandisce ufficialmente la
pratica di nutrire il bestiame con proteine derivate da altri ruminanti.
Nonostante ciò le pratiche di nutrizione cannibale continuano con
maiali, polli ed altre specie non ruminanti.
Fin'ora, quindi, esposto alla scelta tra un possibile danno alla
salute pubblica ed un torto all'industria privata, il governo ha gettato
al vento il principio precauzionale.
ZITTO E MANGIA:
LA CENSURA ALIMENTARE NEGLI USA
Nel frattempo, le corporation stanno cercando di
raffreddare le critiche. Il 19 giugno un giudice inglese ha decretato
che due ambientalisti avevano commesso una "Mc diffamazione" nel
criticare la catena di ristoranti Mc Donald's perchè serve cibi grassi e
poco salutari, perchè danneggia l'ambiente, perchè paga stipendi bassi e
perchè maltratta gli animali. Benchè il giudice Rodger Bell avesse
ammesso che vi era una base oggettiva per tali critiche, decretò secondo
la reazionaria legge inglese sulla diffamazione che gli ambientalisti
Helen Steel e Dave Morris erano comunque colpevoli ed ordinò loro
di pagare 96.000 dollari di danni.
Negli USA
l'industria alimentare sta facendo gli straordinari per decretare le
leggi sulla diffamazione di stampo inglese, che rendano più facile
ridurre al silenzio ambientalisti e giornalisti.
Il business agricolo
ha trascorso gli ultimi 10 anni promuovendo leggi sulla "diffamazione
del cibo" in dozzine di stati ed ottenendone l'approvazione in 13:
Alabama, Arizona, Colorado, Florida, Georgia, Idaho, Louisiana,
Mississippi, N. Dakota, Ohio, Oklahoma, S.Dakota e Texas.
Soprannominate dai media "banana laws" [leggi banana] o
"broccoli bills" le leggi sulla diffamazione dei prodotti agricoli erano
specificatamente ed espressamente designate per raffreddare le critiche
e proteggere i profitti dell'industria e per prevenire che la gente
esprimesse opinioni che scoraggiassero i consumatori dall'acquistare
particolari alimenti. La scarsa diffusione da parte dei media delle
nuove leggi ha portato a banalizzare gli argomenti con astuti giochi di
parole e a commenti leggeri al riguardo. "Pensate a come diffamare gli
asparagi o come criticare i broccoli" scriveva nei suoi titoli di testa
il Los Angeles Times. "Non mangiare quei cavolini di Bruxelles andati a
male. Potrebbe costarvi caro" affermò sarcasticamente USA Today. Ma
mentre i media sommessamente ridono compiaciuti, il potenziale effetto
di raffreddamento e le implicazioni legali portate da queste nuove leggi
sono ampiamente ignorate. Nonostante che il Primo Ammendamento affermi
che "il Congresso non emetterà alcuna legge…che limiti la libertà di
parola o di stampa; o il diritto delle persone a riunirsi pacificamente
e richiedere giustizie e riparazione al governo", le nuove "leggi sulla
diffamazione dei prodotti agricoli" lo stanno proprio facendo. Danno
alle industrie alimentari il potere di citare a giudizio coloro che
criticano i loro prodotti, introducendo uno standard di testimonianze
che modificano "l'onere della prova" largamente a favore dell'industria.
"In queste leggi, il business agricolo americano vede ancora i suoi più
potenti mezzi da utilizzare contro gli attivisti ambientalisti e
pro-sicurezza alimentare le cui campagne possono costare all'industria
alimentare milioni di dollari qualora queste influenzassero le abitudini
dei consumatori" osserva il reporter del Village Voice Thomas Goetz.
[Thomas Goetz, " After the Oprah Crash", Village Voice,
Apr., 29, 1997, p.39]
Il primo
bersaglio di una citazione in giudizio sotto la nuova legislazione è
Howard Lyman appartenente alla Humane Society degli USA, che è stato
citato a giudizio insieme a Oprah Winfrey, per aver parlato dei pericoli
per gli umani riguardo l'epidemia di mucca pazza in Gran Bretagna
durante una puntata dell'Oprah Show [l'Oprah Show è il talk show
televisivo più seguito negli USA. Oprah Winfrey è una delle più note
conduttrici tv, un po' come Maurizio Costanzo in Italia n.d.t.]. La
citazione a giudizio nei suoi confronti, che venne intrapresa nel 1996
dall'allevatore Paul Engler, affermava che l'allarme lanciato da Lyman
sulla malattia della mucca pazza "va oltre tutti i possibili limiti
della decenza ed è assolutamente intollerabile in una comunità
civilizzata." (tratto da: Petizione di Paul F. Engler e
Cactus Feeder Inc. contro Oprah Winfrey, Harpo Productions, Howard Lyman
and Cannon Communications, US District Court, Texas Northern District,
28.05.1996)
La
citazione in giudizio di Oprah sarà il primo caso-test per un nuovo
standard legale. "Tutti gli occhi agricoli faranno riferimento a
questo". Osservava uno dei lobbisti dell'industria agricola. L'avvocato
di Engler descrisse la citazione a giudizio come "un caso storico;
utilizzato come un vero e proprio campanello di allarme. Reporter,
giornalisti ed intrattenitori - o qualsiasi altra cosa Oprah si
consideri - dovranno fare più attenzione..."
 |
"Rifintura" dell'alimentazione per fare ingrassare
10.000 unità di bestiame prima della
macellazione |
SPOSTARE
L'ONERE
Con le
precedenti leggi, l'industria alimentare aveva sopportato l'onere della
prova. Per vincere un caso sulla diffamazione, le aziende dovevano
provare che le critiche veicolavano deliberatamente e consapevolmente
false informazioni. Con i nuovi standard, comunque, non importa che
Lyman creda nelle sue deposizioni, o che possa dimostrarle tramite
scienziati di un certo peso che sostengono le sue conclusioni. Secondo
Tom Holt, della destra, alleato di lunga data con le istituzioni per le
cause della destra, le nuove leggi pongono "l'onere della prova
sull'attivista diffamante", piuttosto che precedentemente dove l'onere
stava all'industria produttrice delle merci diffamate."
[Tom Holt, "Could Lawsuits Be the Cure for Junk Science?" Priorities, v.
7, n. 2 (1995)]
Ciò sta ad
indicare che invece di costringere le corporazioni a dimostrare che i
loro critici affermano il falso, i critici dei prodotti possono essere
giudicati colpevoli a meno che non possano provare che ciò che affermano
sia vero. L'industria potrebbe condannare Lyman per aver diffuso
"informazioni false" a meno che non si convincesse la giuria che le sue
affermazioni sull'Oprah Show deviavano dall'essere "dati, fatti o
indagini scientifiche, reali e ragionevoli", uno standard legale che
offre un ovvio vantaggio alle multi-miliardarie industrie di bestiame, -
in modo particolare alle industrie di bestiame del Texas - e in
particolare rispetto della malattia della mucca pazza, una malattia
esotica le cui caratteristiche continuano a confondere i ricercatori. E
le sanzioni penali sono rigide. In Idaho può essere richiesto agli
imputati di pagare una multa equivalente ai danni finanziari reclamati
dai querelanti. In Texas, la multa corrisponde a tre volte tanto i
danni. In Colorado, la legislazione prevede fino a un anno di vera e
propria prigione.
"Gli
statuti sulla diffamazione della agricoltura rappresentano un atto
legislativo che isola un settore economico dalla critica e per questo
possono avere un impressionante successo nel mettere a tacere tutti quei
discorsi relativi al cibo che mangiamo" osserva David Bederman,
professore Associato di legge presso il corso di giurisprudenza
all'Universitaria di Emory. "La libertà di parola, sempre preziosa,
adesso lo diventa ancora più, in un periodo nel quale le industrie
agricole fanno uso di metodi mai provati in precedenza, come varietà di
pesticidi esotici, ormoni della crescita, radiazioni, ed esperimenti
genetici sui nostri viveri. Gli scienziati e i difensori dei consumatori
devono avere la possibilità di esprimere le loro legittime
preoccupazioni. Gli statuti sulla diffamazione dell'agricoltura
conducono solamente a quel tipo di discorso. In fondo, qualsiasi
restrizione della libertà di parola sulla qualità e la sicurezza dei
nostri prodotti alimentari è pericolosa, antidemocratica e
anticostituzionale". [David J. Bederman, interview by John
Stauber, Feb. 15, 1997]
Jim
Sartwelle, proprietario di un ranch di bestiame in Kansas non è
d'accordo. "Da quel tipo di discorsi, io non sento la necessità di esser
protetto" afferma. E' importante avere una sorta di protezione per
penalizzare coloro che fanno affermazioni non dimostrabili." [Anthony
Collings, "Food Producers Push for Laws Protecting their Crops from
Rumors," CNN, May 13, 1996]
Questo è
ciò che è emerso dal caso Oprah come il test può fortunatamente provare.
Tra il dibattito scientifico e i molti misteri che circondano la
malattia è emerso un fatto indiscusso. La malattia delle mucche è
diventata una epidemia a causa dei mezzi utilizzati nelle moderne
fattorie in particolare, l'uso di alimenti proteici derivati da carne
trattata di altre mucche (le farine animali n.d.t.). L'apparizione di
Howard Lyman nell'Oprah Winfrey show si concentrava precisamente proprio
sul "cannibalismo delle mucche". Era stato citato in giudizio, perchè
aveva raccontato accuratamente e correttamente ad una platea nazionale
che l'industria della carne statunitense continuava a praticare il
cannibalismo su larga scala.
 |
Migliaia di polli in batteria in un sistema per la
deposizione delle uova sono tenute in piccole gabbie durante
tutta la loro vita
produttiva |
SLAPP
HAPPY
Non è
importante conoscere quale è il verdetto del caso Lyman. Nonostante ciò
l'industria alimentare crede di essere la vincitrice. Lyman è una
vittima di una tecnica che è diventata così popolare tanto che nei
circoli legali gli hanno affibbiato un soprannome: "Slapp suits", un
acronimo per (Strategic Lawsuits Against Public Partecipation) "leggi
strategiche appositamente create contro la pubblica partecipazione", le
quali sono state designate per imporre il silenzio e la sottomissione
alla gente citata in giudizio. "Migliaia di slapps (ingiunzioni di
questo tipo) nelle ultime due decadi sono stati archiviate, decine di
migliaia di americani sono stati slappati (colpiti da queste denunce), e
molti di più sono stati ridotti al silenzio con le minacce", scrivono i
professori di legge Gerorge Pring e Penelope Canan, nel loro libro
pubblicato nel 1996, Slapps: Getting Sued for Speaking Out. "I
denuncianti poi raramente emergono come vincitori in tribunale, tuttavia
risultano spesso vincitori nel mondo reale raggiungendo i loro obiettivi
politici. Abbiamo appurato i denunciati, che poi combattono, raramente
perdono in tribunale, nonostante siano frequentemente distrutti,
depolicizzati e scoraggiano in seguito gli altri dal parlare apertamente
- "raffreddano" l'uso del Primo Amendamento." [George W.
Pring And Penelope Canan, SLAPPs: Getting Sued for Speaking Out
(Philadelphia, Temple University Press: 1996), p. xi]
| Se lasciamo che sia l'industria a
stabilire le regole del dibattito, non ci sarà letteralmente
limite a quello che dovremo mandar
giù. | |
I denunciati sono anche spesso messi sul lastrico per potersi
difendere in tribunale, cosicchè queste cause non solo gli attivisti
verso tutt'altri impegni (ossia difendersi n.d.t.)
"Più a lungo si
può protrarre la causa… più vicino è il successo dello slapp (ossia una
causa intenta per mettere a tacere le proteste n.d.t.)", osserva il
giudice della corte suprema di New York, Nicholas Colabella. "Coloro che
non dispongono di risorse finanziarie, e che non hanno una resistenza
emozionale [adeguata] per terminare il 'gioco' devono affrontare la
difficile scelta di un difensore preparato o tornare indietro ed
accordarsi col denunciante... . Una specie di pistola puntata alla
testa, una grande minaccia al Primo Emendamento." [Gordon
vs. Marrone, NY Supreme Court decision, 1992]
"In un primo momento" affermano Pring and Canan "vedevamo tali
leggi speciali come un attacco alla tradizionale 'libertà di parola' e
le consideravamo 'leggi di intimidazione'". "Quando, successivamente
abbiamo approfondito lo studio, è emerso un collegamento ancora più
significativo: gli imputati sono stati ascoltati, in una udienza dal
governo, dagli ufficiali governativi sulle azioni del governo.... Non
solo la libertà di parola ad essere attaccata. Era anzi l'ancor più
vecchia parte centrale della nostra costituzione: il diritto ad
un'istanza per riparare un torto, la 'Clausola della Petizione' del
Primo Emendamento.
Le leggi SLAPP minano alla base il coinvolgimento del cittadino
e la partecipazione pubblica alla democrazia. "Gli americani in
migliaia, stanno per essere citati semplicemente per aver esercitato uno
dei nostri diritti più cari: il diritto a comunicare i nostri punti di
vista ai governanti, 'discutendo' sui fatti pubblici", affermano Spring
and Canan. "Oggi tu e i tuoi amici, i vicini di casa, i colleghi di
lavoro, i capi di comunità e i clienti potete essere citati per milioni
di dollari solo per aver detto al governo ciò che pensate, volete o
credete. Sia i singoli che i gruppi vengono oggigiorno citati, a
rotazione, in multimiliardarie cause per danni per quelle attività
politiche 'tutte-Americane' come far circolare una petizione, scrivere
una lettera all'editore, testimoniare in un'udienza pubblica, riportare
le violazioni della legge, fare pressione per legiferare, fare
manifestazioni pacifiche, ovvero cercare di influenzare l'azione del
governo." [30. Pring, pp.x,2]
POWER TO THE PLAINTIFFS/
SUE AS I DO, NOT
AS I SAY
Corporate libel lawsuits bring the formidable powers of
government and industry together for the purpose of suppressing the
views of people with complaints against the system. Ironically, the PR
industry is eagerly hyping these lawsuits as populist solutions to the
problem of too much government. According to Tom Holt, associated with
Capital Research Center, reforms are necessary to make it harder to sue
corporations because "the consumer movement has imposed significant
costs on industr violated individual freedoms in a futile effort to
protect us from our own actions and judgment."31 In order to restore
those freedoms, Holt is now calling for new laws so that corporations
can more effectively sue, chastise and punish their enemies. "Could
lawsuits be the cure for junk science?"
he asked in a 1995 issue of Priorities, the monthly publication of
Elizabeth Whelan_s corporate-funded right-wing advocacy group, the
American Council on Science and Health.
Holt complained that current
libel law "has been a major stumbling block to the progress of a lawsuit
brought by the Washington Apple Growers against the National Resources
Defense Council, perpetrators of the Alar scare. The growers initially
filed suit in Yakima County (Wash.) Superior Court; but . . . the
growers lost their case." Fortunately, he added, "agribusiness is now
fighting back, shepherding what are known as _agricultural product
disparagement laws_ through state legislatures. . . . On the national
level, the National Association of State Departments of Agriculture
failed in its attempt to include similar provisions in the 1995 farm
bill."
THE MEAT OF THE MATTER
Not surprisingly, given
its disastrous safety record and vulnerability to liability, the meat
industry is spearheading the current drive to undercut consumer
protections. Leading the charge is the nonprofit, tax-exempt Animal
Industry Foundation (AIF), which calls itself "animal agriculture_s
collective voice on food animal production, its effect on diet and
environment, and its contributions to our quality of life." AIF_s
corporate funders include the powerhouse Burson-Marsteller and Hill
& Knowlton PR firms. Its trustees include a who_s-who of meat
industry lobby and trade associations: the American Farm Bureau
Federation, American Feed Industry Association, American Sheep Industry
Association, American Society of Animal Science, American Veal
Association, National Broiler Council, National Cattlemen_s Beef
Association, National Milk Producers Federation, National Pork Producers
Council, National Turkey Federation, Southeastern Poultry & Egg
Association and United Egg Producers.
Rather than push for
legislation at the national level, the food industry has worked quietly
state-by-state while avoiding a controversial national debate. "The
model for these statutes was developed by the American Feed Industry
Association," boasts an AIF newsletter. "If you_d like a copy of the
model state legislation, please contact in writing Steve Kopperud at
afia."34 AIF in fact shares the same address, phone and staff as afia
the American Feed Industry Association, a "national trade association
representing the manufacturers of more than 70 percent of the primary
formula livestock and poultry feed sold annually."
A letter Kopperud
wrote to Consumer Reports is a model of Orwellian double-speak. In it he
defended the industry_s rationale behind food disparagement laws,
claiming that they "do not repress free speech, but rather compel a
speaker to think twice about opportunistic or false statements and the
damage such rhetoric can do. ... Food disparagement laws, as tools to
make more honest our national discussion of food safety, are the
ultimate consumer protection." The AIF speaks more bluntly in literature
aimed at farmers: "Animal rights activists . . . threaten the survival
of today_s farmers and ranchers. ... It_s time to fight back! ...
through advertising, elementary school programs, publications and
videos, news media outreach and public opinion research."

Contrary
to the old adage, you should watch both policy
and sausage being
made-if you value your stomach.
TERMS OF THE DEBATE
With this arsenal at their
disposal, the food industry certainly has enough power to make its voice
heard in debates over food safety, but it never seems to feel that it
has enough power. It would be convenient, from the industry_s
perspective, to shield itself from "hysteria, panic and instability" if
it could limit the debate to "experts," through censorship easures such
as "food disparagement laws." Mad cow disease, however, is only one of
multiple indications that the modern food industry is tampering with
forces of nature that it does not fully understand. "BSE is the
Cher-nobyl of food safety," writes Nicols Fox in her important new book,
Spoiled: The Dangerous Truth About a Food Chain Gone Haywire. "Just as
the world_s worst nuclear accident transformed public thinking about the
wisdom of producing electricity by a means with the potential to be so
damaging for so long a time, BSE is a warning shot across the bow of
intensive farming practices, the worldwide distribution of agricultural
products, and the demand for cheap food," she adds. "It underscores the
dangers inherent in creating a division between animal and human medical
science and making the erroneous assumption that they are not directly
related. It underlines the inherent flaw in entrusting the safety of
food to a government agency that is at the same time mandated to protect
the agricultural industry."
The debate over these practices needs to
involve more than the voices of industry and its designated experts. If
we let industry set the rules of the debate, there will literally be no
limit to what we_ll have to swallow, and the nightmare of mad cow
disease or something just as bad, or worse not only can happen again,
but almost certainly will.