CENTRO  ANALISI  BIOCHIMICHE  Sas

             Dir. Resp. Dott. Carmine Ventre

         Via Pitagora, 4 - 89016 Rizziconi RC - Tel. +39 966 503236 - Fax +39 966 503159

           Via Dei Garibaldini, 138 - 89053 Catona di R.C.  - Tel. +39 965 304313 - Fax +39 965 304450

AGRUMI
Indice analisi
Riferimenti bibliografici
Agrumi e medicina
Agrumi e salute

Valori nutritivi

Agrumi: una storia meravigliosa

Produzione in Italia e nel Mondo

Quadro varietale italiano: ieri e oggi  

Cultivar bionde ombelicate e non

Economia e convenienza

Cultivar pigmentate

Calendario maturazione

Alimentazione e nutrizione

Agrumi e industria

Ricerca e scienza

Agrumi ornamentali

Agrumi e bellezza

Tecniche e di preparazione

Le nostre ricette

Strutture e servizi

Agrumi e arte

 

Partendo dalle origini, descriviamo la storia meravigliosa degli agrumi fino ai nostri giorni e la loro sempre più crescente valorizzazione. Per alcune specie è stata definita una provenienza  antichissima, avvalendosi di testi dell’epoca con riferimenti bibliografici; per altre, l’origine risulta ancora sconosciuta. Gli agrumi coltivati appartengono a tre generi della famiglia delle Aurantioideae: Citrus, Poncirus e Fortunella. Si ritiene che siano originari delle zone tropicali e subtropicali, da una vastissima area che comprende le regioni dell’Asia Orientale: dai versanti meridionali dell’Himalaya alla Cina Meridionale, fino all’arcipelago Malese.

Un pò di storia: In India, nell’epoca precedente all’800 a.C., in lingua sanscrita, con il termine Jambhila veniva descritto un frutto somigliante al cedro o al limone, mentre in Cina la prima valorizzazione agrumicola fu data alle specie kumquat, pummeli e agli aranci Yuzu, che in quel paese rappresentavano le prime specie coltivate. In Giappone risultava assai gradito il frutto del mandarino “Takibana”, forse per la sua forma piccola e il colore così intenso, e un altro mandarino dal nome quasi impronunciabile, il “Wenzhou”. In Indocina vi era un interesse rivolto alla coltura delle lime (frutti non eduli, appartenenti al sottogenere Papeda). In Europa, il primo agrume conosciuto fu il cedro, come ci dice Teofrasto in un suo scritto datato 310 A.C.

Nella mitologia greca, il cedro rappresentò il dono nuziale che Zeus diede ad Era. In principio al frutto venne dato il nome di “Esperidio” perché il mito racconta che una delle fatiche di Ercole consistette nel furto dei pomi (cedri), coltivati nel  giardino delle Esperidi, da cui il nome botanico “Esperidio”.

 Nell’antica Roma questo agrume venne apprezzato soprattutto per le sue qualità benefiche, come risulta da alcuni scritti di Virgilio, Plinio, Palladio e Petronio. Nei giardini dei ricchi patrizi venivano coltivate piante di cedro, limone e arancio, per consumo alimentare.

Gli Ebrei conobbero il cedro durante la loro prigionia in Babilonia o in Egitto. Rappresenta, per loro, il frutto sacro che viene utilizzato durante la festa dei Tabernacoli.

Gli Arabi, grandi navigatori, dalla Cina riportarono, non la polvere da sparo, ma i frutti più fragranti. Furono sempre loro ad applicare elaborate tecniche agronomiche e costruire complessi sistemi d’irrigazione per migliorare la produzione, introducendo alcune colture e rendendo fertili zone aride e mai coltivate. Siamo nel VI sec., periodo di massimo espansione del mondo islamico, la cui creatività si rispecchia nell’architettura degli edifici e dei giardini.

Ma è da attribuire ai portoghesi l’aver introdotto e diffuso, con i loro viaggi in Africa e in Asia, la maggior parte delle specie di agrumi nel resto del mondo occidentale.

 

Inizio